Che cosa è la BlockChain

La BlockChain (catena di blocchi) è un registro informatico aperto.

Ogni utente che partecipa al registro è connesso con tutti gli altri e detiene una copia di una sorta di libro mastro, chiamato blockchain. Nel blockchain sono registrate tutte le transazioni di tutti gli utenti di sempre, da quando quella catena è stata usata per la prima volta. Per far ciò la blockchain è aperta e consultabile da chiunque la utilizzi.

È autosufficiente, decentralizzata, non richiede un’autorità che ne approvi le operazioni perché sono le sue stesse operazioni, per il modo in cui sono fatte, a essere autolegittimate.
Ciò è possibile perché ogni singola transazione risiede all’interno di una catena di blocchi che dall’ultima risale alla prima assoluta, e perché ogni utente della catena è sempre a conoscenza di tutte le altre operazioni che vengono fatte dagli altri utenti (con i Bitcoin, per esempio, questo serve a evitare che qualcuno usi lo stesso Bitcoin per pagare due cose diverse).
 

Ogni transazione sulla catena genera un blocco che a sua volta suggerisce un nodo a cui agganciare il prossimo blocco (la prossima transazione). Ogni modifica di un blocco, che non sia una transazione, ha ripercussioni su tutti i blocchi precedenti, distruggendo così la stessa catena. Non si può manomettere una cosa del genere.

 
Il primo sistema a “blocchi di hash” risale al 1991 ma il tipo più utilizzato oggi è quello descritto e realizzato da Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo dietro l’inventore (o gli inventori) del Bitcoin, ideato nel 2008 in un libro bianco e implementato l’anno dopo.
vedi anche: Cosa sono i Bitcoin

Che cosa è un Bitcoin

Il Bitcoin della Blockchian significa produrre una stringa di lettere e numeri

Al massimo ne esiteranno di 21 milioni di varianti, di cui l’80% sono stati “minati” (si dice cosi l’attività d’elaborazione di un sequenza di caratteri sconosciuta) nei 10 anni già passati, in base ad una regola che ne determina la validità e una procedura di confronto che ne determina l’unicità.

Possiamo calcolare lo sforzo elaborativo per produrne i mancanti 20 %, da cui potrebbe derivare un costo da sostenere e per cui un valore . Produrli è difficile al pari di trovare un francobollo o un conio di una moneta rara. Questi ultimi creati e stampati involontariamente in modo errato, per questo storicamente rari, dove più lo siano più ne sale il valore. Per cui coniare l’ultimo BitCoin (trovare la combinazione di caratteri valida che nessuno ha mai minato) potrà dover costare molta potenza di elaborazione. 
 
Cercare su questa base d’ipotizzare che sostituisca le monete, o valute come la conosciamo, è la speranza della sua stessa forma elettronica (seppur maggiormente duttile ad essere divisa in piccole parti di minor valore) nel non consentite di continuare a coniarne nuova moneta, come accade senza limiti da parte di quelle strutture che vengono definiti stati.
 
La prospettiva di valore si basa su un nuovo modello:  si basa su un limite finito e non illimitato come avviene per il normale conio di moneta. Sottraendo cosi la possibilità di essere unici attori “di orrori e benefici collettivi”, in virtù di un limite fisico tecnico intrinseco. Recentemente gli stessi promotori hanno anteposto la possibilità di illimitarne la produzione, con nuove versioni che si chiamano in modo nuovo, vestendosi di possibili nuovi esclusivi o alternativi interessi d’uso quale misurazione di valore.
 
L’insieme di questa nuova condizione, non più come unica produzione limitata, configuratasi come più cripto valute prodotte,preconfigura uno scenario nuovo, ma in parte già vissuto, con le varie valute nazionali, locali o sostitutive, preconfigurando un ordinamento (già oggetto di regolamentazione che ne influisce pesantemente sul suo valore quotidiano), relazionandole in corso e confronto di valore. Una serie variegata di valute diverse (anche se simili per tipo di conio) il cui valore viene ad essere soggettivo e sicuramente risultante sempre di più di improbabili stime condivise, ridotte alla stima soggettiva dell’uso o meglio ricerca d’acquisto o trattazione.
 
Ne deriva l’interesse di divenire elemento della valutazione soggettiva o di scommessa sul suo valore, ma in misura e modalità tradizionale di speculazione finanziaria (leggi Feature, o Futures come scrive wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Futures), compensando ed alimentando di nuova opportunità economica il mondo preesistente, che poteva essergli nemico e sostitutivo delle valute come le conosciamo.
Addomesticato, il Bitcoin (e le cripto valute), compenserà e remunererà, al pari di ogni speranza di crescita o decrescita del valore, come le spighe di grano o altra materia o materiale, un economia sempre più lontana dal reale. A cui il Bitcoin forse poteva aspirare ad essere nuovo attore ed antogonista, del misurare lo scambio di merci e servizi.
 
Questo non vuol dire che il Bitcoin nel prossimo futuro fermi la corsa a crescerne il valore, o ne sia prevedibile il suo decrescere e stabilizzarsi, alimentando speranze di ricchezze facili o di perdite notevoli inattese e non annunciate. Ma potrebbe trovarsi ad essere servo e strumento indirettamente delle valute tradizionali. Venendo meno il motivo per cui  era stato creato, per lo stesso scopo che oggi più di sempre è il mondo economico: una serie di numeri scritti su dispositivi informatici visualizzati in nero o in rosso per indicare se li si possegga o siano debiti.
 

Ma dove nasce e cresce il Bitcoin e le cripto valute in genere ? Sulla BlockChain, un modello tecnologico d’archivio informatico di cui è l’applicazione regina (killer application), con cui convive e si finanzia reciprocamente. Ogni Bitcoin o altra cripto valuta coniata ed usata è la validazione del valore di questa tecnologia o logica di memorizzazione dei dati in forma condivisa e diffusa, autovalidante in ciò che sia accaduto.

vedi anche: Che cosa è la BlockChain (articolo disponibile dal 16/02)