Digitalia, Brescia è pronta «Startup, momento decisivo»

di Giovanni Armanini su Bresciaoggi.it di domenica 02 settembre 2012 , pagina 12

In città sono attive tre società che a diverso titolo fungono da «incubatori» di nuove opportunità

Gafforini: «Segnali positivi» Bruschi: «Qualche dubbio sul capitale delle nuove srl» Dattoli: «Bene, è a costo zero»

L´agenda digitale si farà. In attesa di vedere nero su bianco le misure di Digitalia, pensate dal governo Monti in materia di incentivi alle nuove iniziative aziendali innovative, anche Brescia si interroga e sembra promuovere – non senza qualche riserva – le idee che il ministro Corrado Passera sta cercando di concretizzare attraverso la task force al lavoro in questi mesi.

IN CITTÀ operano – con diversi modelli di business e a diverso titolo – tre realtà che fanno sostanzialmente da «incubatori» di nuove iniziative aziendali. Sono:

Talent Garden di Davide Dattoli, che parte dall´idea del coworking per creare sinergie operative e ospitare nuove idee
Officina Strategia, che opera nel mondo della consulenza aziendale e fa riferimento a Marco Gafforini per quanto riguarda le nuove idee imprenditoriali
Servizi internet, guidata da Raimondo Bruschi, che ha già all´attivo grazie ad una esperienza più che decennale una decina di brand attivi su internet e già in grado di creare lavoro e reddito nel tempo.

Intorno a loro si muove il web bresciano e non solo

Decreto per la ripresa
Brescia è pronta

Sabato saranno sintonizzati certamente con San Stino di Livenza dove H-Farm, una delle realtà più vicine alla task force di Passera, presenterà ufficialmente alle 17.30 in piazza Goldoni quelli che saranno i contenuti del decreto.

PROPRIO I PASSI OPERATIVI sono l´aspetto che più interessa a Dattoli. «L´agenda è ferma, si sta muovendo Passera, ma aspetto l´operatività per dare giudizi» spiega, pur anticipando un giudizio complessivamente positivo: «Mi piace il fatto che ci sia un impegno a costo zero che tuttavia può generare valore, questo almeno da quanto è emerso fin qui».

ALCUNI PASSAGGI SPECIFICI convincono particolarmente Gafforini – alle prese in questi giorni con una nuova iniziativa nel mondo del wedding, dopo essersi interessato di organizzazione familiare e audioguide turistiche – in particolare: «Le misure relative ai contratti di lavoro, alla possibilità di usare equity per pagare chi collabora con la startup ed alle agevolazioni fiscali per chi investe.
L´importante poi sarà che l´applicazione di queste novità non sia appesantita da incombenze burocratiche tali da far desistere lo startupper, che dovrebbe concentrare i suoi sforzi nella creazione di un qualcosa di nuovo e rivoluzionario piuttosto che su pratiche burocratiche».
Ovviamente anche Gafforini lascia il giudizio sospeso fino alla parte esecutiva, anche se chiama tutti a raccolta evidenziando: « Ciò che manca e non può essere fatto per decreto è la creazione di quell´ecosistema virtuoso che riunisce startupper, università (non quelle imbalsamate che abbiamo, ma centri di ricerca in cui i professori sono i primi fautori dell´innovazione e favoriscono i contatti col mondo esterno) e investitori».

PARTE INVECE da un dato che non lo convince Bruschi, secondo cui: «La possibilità di aprire srl con un euro è una illusione, perchè si trascura il fatto che il capitale in una impresa è sempre assai importante». Per lui il valore è soprattutto in altri passaggi: «Mi interessano ad esempio le esenzioni Irap che rappresentano incentivi concreti e misurabili, ma per il resto non si può dire che ci siano passaggi negativi: il problema sarà quello di valutare le applicazioni».
In tema di posta certificata (il governo pensa ad un domicilio digitale obbligatorio per tutti i cittadini) ad esempio la sua società ha un sito attivo da tempo (guidapec.it) che spiega come creare e usare la posta certificata.
E lui stesso aveva contribuito all´elaborazione suggerendo una sorta di tutoring: aziende tradizionali sgravate di costi fiscali in cambio di ospitalità a nuovi creativi con una idea da realizzare. «Sarebbe un beneficio per tutti – conclude Bruschi – capace anche di fermare il problema giovanile della fuga di cervelli, mantenendo i migliori per rinnovare l´impresa italiana». 

 

Intelligenza collettiva: una questione aziendale

BresciaOggi.it, lunedì 27 agosto 2012
INTERNET, pagina 7

Intelligenza collettiva: una questione aziendale

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

Internet ha permesso la creazione di iniziative che hanno usato l’intelligenza collettiva di numerose persone per raggiungere obbiettivi prima impensabili. La più grande enciclopedia del mondo, Wikipedia.org, si basa sulla passione e il lavoro volontario di milioni di collaboratori che hanno apportato 20milioni di voci e 77 milioni di pagine (modificate 1 miliardo e 200 milioni di volte). Il numero degli utenti registrati all’inizio dell’anno era di 32 milioni di utenti.

Intelligenza collettiva
Intelligenza collettiva

Quanto wikipedia.org ha fatto risparmiare alle imprese e all’economia mondiale?
Il suo impatto è incalcolabile, anche solo nella velocità di risparmio di tempo nel trovare informazioni che in alcuni campi (come quello scientifico e informatico) sono più accurate dell’Enciclopedia Britannica.
L’utilizzo dell’intelligenza collettiva si può usare anche a livello aziendale e non solo per progetti senza scopo di lucro.

Per farlo si possono lanciare dei concorsi di idee. Tipico esempio è il caso dell’industria del turismo, dove sono
molte le amministrazioni pubbliche che hanno lanciato concorsi di fotografie: si iscrivono decine di partecipanti
che fotografano gli angoli più belli del territorio, fotografie da riutilizzare per cataloghi, brochure, siti internet
e la comunicazione in generale.
Similmente, le aziende private possono provare a lanciare richieste di idee e affidare il lavoro a chi presenta quelle migliori. È un metodo ormai ampiamente diffuso nella pubblicità e nella comunicazione.

Il modello per funzionare deve offrire ai partecipanti qualcosa di valore:
non necessariamente economico, anche la sola possibilità di essersi messi in competizione (pur senza vincere) può essere uno stimolo sufficiente in molti settori. Il

per l’imprenditore è la possibilità di vagliare tra numerose alternative e scegliere quella che viene considerata più efficace.

 

E-commerce fai da te? Occhio ai regolamenti

e comm fuori legge ?Bresciaoggi.it lunedì 13 agosto 2012
INTERNET, pagina 22

E-commerce fai da te? Occhio ai regolamenti

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

Essendo l´Europa un mercato unico, è normale che le direttive europee relativamente al commercio vadano nella direzione di assicurare le stesse garanzie agli acquirenti in ogni Paese dell´Unione.

Recentemente la Corte di Giustizia si è espressa sulla protezione dei consumatori nei contratti a distanza (05/07/2012) e ha ribadito quello che era stato già sancito (e molto spesso trascurato).

In pratica ogni volta che un consumatore fa un acquisto a distanza, dovranno essergli fornite determinate informazioni: identità del fornitore e, in caso di contratti che prevedono il pagamento anticipato, indirizzo del fornitore; caratteristiche essenziali del bene o del servizio; prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse o imposte; eventuali spese di consegna; modalità di pagamento, consegna o esecuzione del contratto; esistenza del diritto di recesso.

La difficoltà principale, per tutti i venditori Ecommerce, sta nel modo in cui queste informazioni devono essere fornite: non è sufficiente metterle a disposizione attraverso un collegamento ipertestuale a un sito Internet dell´impresa interessata, ma devono essere ricevute dal consumatore su un supporto duraturo. Che non è il sito internet dell´impresa, modificabile in qualsiasi momento.

Da tempo esistono in Internet servizi che si occupano di rendere immodificabile il contenuto di un documento, certificando anche la data di creazione, ma nulla di abbastanza semplice per essere immediatamente fruibile ai venditori.
Nel giro di pochi giorni è nata quindi la versione di prova di un servizio che va a risolvere tutti i problemi di firma di un contratto a distanza, a cominciare dalla «fornitura su supporto durevole» delle condizioni di un contratto.

Si chiama linkok.eu ed è destinato a diventare lo standard del sistema.

Facebook durante il lavoro

Bresciaoggi.it lunedì 30 Luglio 2012
INTERNET Pagina 6

Facebook durante il lavoro Esperienza da incoraggiare

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

Facebook durante il lavoro Esperienza da incoraggiare
Trasformare l´uso dei social network da parte dei propri dipendenti in un´occasione di promozione

Quando Internet è entrata nei nostri uffici, noi amministratori fin da subito ci siamo posti il problema di capire come usare questo strumento per la produttività senza offrire ai nostri dipendenti ottime scuse per perdere tempo.
La navigazione, è ovvio, può portare a enormi distrazioni. Oggi in un ufficio è molto difficile però stare senza la possibilità di navigare.

C´è chi ha deciso di chiudere del tutto l´accesso a determinati siti. Altri invece hanno trasformato l´uso dei social network da parte dei propri dipendenti in un´occasione di promozione aziendale.
In Servizi Internet abbiamo molti brand e servizi, quasi tutti molto noti nel panorama nazionale. Usiamo Facebook, Twitter, Youtube e altri canali come Google plus per raccontare la nostra vita quotidiana, cosa fanno i dipendenti, ci fotografiamo e mostriamo come le persone (Linkedin) siano il vero valore aggiunto in un´azienda come la nostra

Fin dall´inizio ci siamo posti un problema etico non da poco. Un conto è creare una pagina ufficiale di un´azienda e decidere chi la aggiorna. Ma come porsi nei confronti dei dipendenti che possiedono un loro profilo sui social network e di cui vorremmo avere i commenti, che diffondessero le notizie e le foto aziendali e che promuovessero le iniziative?

Abbiamo chiesto ai dipendenti di crearsi, oltre al profilo personale sui social network, uno aziendale. Chi non ha voluto, ha continuato a usare i social network con l´accortezza di essere politically correct nei confronti dell´azienda: gli chiediamo di fare “mi piace”, di commentare in senso positivo le nostre iniziative e caso mai non le condividesse di non dire nulla.
In questo modo sempre più persone , simili a noi, ci trovano sui social network e sanno che in azienda ci sono persone che ogni giorno lavorano, per gestire e mantenere i servizi.

 

Impresa a Prova di Futuro

Lettura riservata a chi si interessi di strategia aziendale e voglia guardare al suo futuro (nel settore dei servizi e per molti punti anche altri) Il resto e’ destinato a combattere con il quotidiano alla ricerca dello stipendio fisso, volente o nolente.

http://meedabyte.com/2012/07/12/the-future-proof-enterprise-how-to-create-resilient-enduring-and-meaningful-businesses/#italiano

in chiusura pubblica 10 comandamenti:

  1. Non aver paura di cambiare.
  2. Guardare avanti con un’idea di sostenibilità globale.
  3. Non creare gap artificiali.
  4. Fare prodotti hackerabili in modo che l’utente possa trasformarli in qualcosa di perfetto per lui (es: l’iPhone con le app che lo hackerano continuamente).
  5. Dimenticarsi del proprio vantaggio competitivo.
  6. Trasformarsi in una piattaforma.
  7. Co-disegnarsi per diventare l’impresa che le persone si aspettano.
  8. Creare tribù, cioà trasformare i clienti in supporter e ambasciatori.
  9. Inspirare i supporter.
  10. Stare dalla parte giusta con una scelta di campo.

Buona lettura

La spending review e’ un roulette russa

Ogni statale “dismesso” non potra’ essere riassunto del suo datore di lavoro, visto che lo stato non assume/ra’ piu’ nessuno. Il lavororatore potra’ occuparsi presso il privato, da cui lo stato comprera’ il servizio che prima erogava in proprio.

Un soggetto privato il cui fine e’ il profitto, per cui a lungo andare a maggior prezzo ed a scapito del reddito del lavoratore exstatale, senza che possa controllare l’efficenza o la qualita’ erogata.

spending review
roulette russa per l’Italia

Il privato tendera’ a godere e ricercare tutti i benifici di: deducibilita’ fiscali o elusive e contributivi minori.

Lo stato rischiera’ di ottenere una situazione irreversibile del: pagare di piu’, trasferire ricchezza dallo stato al privato, incassando (per certo) meno contributi e forse meno tasse, ma accollandosi un costo pensionistico in ogni caso.

Probabilmente impoverendo una fetta dei suoi cittadini, che fino ad oggi erano gli unici ad avere un potere d’acquisto certo e maggiore, per cui determinando un PIL sicuramente inferiore.

Ecommerce, cosa c´è dietro alla crescita

Bresciaoggi.it lunedì 16 Luglio 2012
INTERNET Pagina 7

Ecommerce, cosa c´è dietro alla crescita?

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

L´ecommerce è in aumento, in crescita del 18% sullo stesso trimestre preso in analisi nel 2012 rispetto al 2011.

Due sono i fattori principali che balzano agli occhi: la normale evoluzione nell´uso delle tecnologie, e la crisi che spinge le aziende a cercare opportunità in nuovi lidi ove trovare sbocchi commerciali. Non solo questo.

Come mai tanti e.commerce ora ?
Come mai tanti e.commerce ora ?

Diverse iniziative commerciali hanno contribuito a convincere le aziende a puntare sull´on line, anche in settori che prima non erano stati interessati. I sistemi di scontistica (Groupon, Groupalia, tanti altri) hanno avuto un grande successo non appena sono nati anche perché hanno fornito per la prima volta la possibilità di vendere non solo prodotti, ma anche servizi: l´impatto dell´ecommerce è quindi cresciuto notevolmente. Anche settori come quello medicale sono stati coinvolti dal sistema di scontistica: gli utenti finali non viaggiano più nei paesi dell´Est per cercare un dentista a buon mercato, ma si comprano i buoni sconto da condividere con gli amici per avere i denti più bianchi o addirittura impianti dentali in titanio. Una forma di pubblicità in cui il dentista preferisce vendere i buoni sconti anziché acquistare pubblicità sulle vecchie pagine gialle. Il cliente tornerà, a prezzo pieno, la prossima volta. Le barriere all´ingresso crollano, nuovi soggetti entrano più facilmente nel mercato.

I coupon consentono di farsi conoscere a un pubblico vasto, con costi contatto o di acquisizione contenuti, per poi proporsi a un pubblico più consapevole del valore sia del prodotto che del fornitore. L´ecommerce è una scelta che permette di acquisire nuovi clienti a cui destinare una comunicazione mirata, profilata in base agli interessi del consumatore, economica quanto una email, in modo da risparmiare sui costi di gestione e determinare eventualmente prezzi più accessibili.

Aziende da azienda, imprenditore adotta startupper

Incontro di giovani Startupper
Incontro di giovani Startupper

Le startup e la crisi potrebbero convogliare ad un matrimonio d’interesse. Tel Aviv, che è più vicina e simile all’Europa rispetto alla Silicon Valley, lo ha dimostrato. Anche solo partendo dall’orgoglio nazionalistico e da un immagine da Pizza e Mandolino come immagine diffusa nel mondo: si può fare.

In questo momento il Paese è pieno di giovani diplomati o neolaureati ricchi di spirito imprenditoriale e di voglia di dimostrare con impegno il valore delle loro idee e del loro poter lavorare. Una generazione con le tasche vuote alla ricerca di facili fortune, come poter esportare o trasferirsi all’estero, simbolo della fuga di cervelli altrimenti destinati a essere materia di contratti strumentalmente sottopagati e temporanei.

Il rischio e’ che si riveli l’ennesimo caso della star momentanea del Grande Fratello, sfruttata per la sua bellezza a suon di popolarità e facili guadagni, che presto sfruttata si sgonfia per tornare a essere un signor nessuno deluso e maggiormente affranto.

Frequentando,  come il sottoscritto, ogni incontro a tema di Startup e Innovazione ci si rende conto di come gira il sistema, come anche si notano facilmente alcune peculiarità e presunzioni di alcuni interventi (che esulano da queste note).

Di cosa c’è bisogno di fronte a queste proposte d’innovazione? É necessario canalizzare gli incentivi e condirli con adeguati suggerimenti normativi, che possono favorire la crescita e lo spazio di nuove aziende. Queste non devono nascere solo come nuove realtà avulse o troppo sognatrici, ma avere la forza di farlo radicandosi nel territorio, ponendo un alternativa alla fuga di cervelli e la ripresa dal basso verso l’alto.

Da una parte c’è l’esperienza, la necessità d’innovarsi, di trovare nuovi sbocchi, di ristrutturare e ringiovanire, di molte delle aziende esistenti. Queste devono poter diventare incubatori (o chiocce) di nuove aziende, il cui motore sia uno o più startupper, per realizzare una ripresa produttiva e crescita anche nel breve. Nel mutuo bisogno e simbiosi tra i due (e piu’ soggetti attori) si nasconde un possibile successo, che tornerebbe utile a tutti tradotto in occupazione e crescita della ripresa.

Trasformare le vecchie aziende in luoghi dove far nascere le nuove permetterebbe di trovare soluzioni ai problemi  determinati dalla crisi (di cui l’innovazione sembra l’unica strada ad aver dato risultati) e risposte  allo sforzo di problematiche emergenti ed evidenti del supportare il mondo delle startup o di giovani intraprendenti senza alcuna esperienza di gestione.

Sicuramente è necessario disegnare un giusto ruolo e inquadramento ad ogni attore, in salsa di opportunita’ vincolanti ma stimolanti: imprenditori e Venture Capital/Business Angel, occupati e disoccupati o cassaintegrati da riattivare, startupper e idee innovative, enti bancari e servizi accessori o indotti.

Ci si riferisce ad un processo di “riconversione per innovazione indotta”, un percorso che in passato ha già dato buoni frutti sotto forma d’investimenti produttivi di macchinari o strutturali e di riqualificazione formativa, da sviluppare in chiave attualizzata e contestualizzata.

L’imprenditore non deve essere per forza illuminato, non è un fatto di cultura l’ostacolo in questo caso, superabile se stimolato o rispondendo concretamente all’esigenza di proteggere la propria creatura, suggerendo strumenti e misure per virare in una nuova direzione, quella della ripresa. Anche il più vecchio e conservatore imprenditore o il più riluttante giovane startupper, capirebbero subito il vantaggio reciproco di questa nuova strada da percorrere insieme. La crisi o la necessità di far continuare a vivere o crescere le proprie idee ed aziende è motivo o presupposto della speranza d’interesse,  leva motivazionale verso nuove mete.

La scuola bottega artigiana in nuova veste, per molti versi ne è una consolidata traccia storica o modello, la cui variante deve essere quella del creare un giovane imprenditore socio o amministratore della nuova azienda a fianco del mentore che lo adotta, non le formule fino ad oggi viste e vissute o sfruttate.

Non occorrono nuove forme contrattuali e civilistiche, ne esistono gia’ che rispondono in modo soddisfacente con precisi istituti a queste forme di progetto o dal punto di vista dello startupper che consentono di evitare il ricorrere a nuove società e forme societarie o al costituirsi di società estere in paesi meno burocratici o di più facili vincoli normativi, per ospitare iniziali nuovi brand o attività che le supportino, nell’avventurarsi verso nuove innovative mete reciprocamente gratificanti. Non occorre distrarre l’ordinaria gestione di un azienda esistente, viceversa l’ospitante ne potrebbe anche trovare evoluzione e crescita, quale sbocco alternativo al proprio obsoleto o incerto futuro.

Il Venture Capital o Business Angel o agenzie nelle pratiche di Finanza Agevolata se non strutture indirettamente Bancarie, che nell’accezione popolare oggi sembrano muoversi come un moderni speculatori o opportunisti finanziari, potrebbero trovare un naturale e propositivo ruolo quale tramite finanziario (in autonomia propria o per l’accesso al credito) nella gestione nella figura d’advisor o curatore delle nuove relazioni, visioni, paradigmi, norme in sorta di coach operativo o mentore, dell’adozione startupper/impresa, che porterebbe beneficio e ruolo anche a nuovi attori.

Si potrebbe azzardare che ne possano beneficiare risorse umane già disponibili o posteggiate, quali le masse disoccupate e dissuase al lavorare, in una chiave di riqualificazione professionale, affiancabili ai lavoratori occupati dell’azienda ospitante, che ne sarebbero anch’essi fiduciati in una prospettiva alternativa. Specialmente nel caso di quelle predestinate a spegnersi, costituendo la fonte di erogazione immediata di un’organizzazione strutturale, che la nuova azienda diversamente dovrebbe creare e sostenere. La sotto utilizzazione strutturale da contrazione di mercato ne è la naturale certa disponibilità e la motivazione di vedersi collocati in nuove prospettive.

Non servono soldi di stato, solo supporto e inviti o guide ed indicazioni normative, che evitino il ripetersi di erogazioni di finanza agevolata strumentale ad altro, per il tramite di soggetti diversamente interessati. Mentre defiscalizzazioni specifiche, che si rapportino ai soli nuovi ricavi o favoriscano nuovi asset all’interno delle azienda ospitante o newco, non sottrarrebbero l’ordinario gettito fiscale e ne sarebbero lo stimolo evidente.

In una buona famiglia quando il lavoro o la prospettiva di un componente diventa una nebulosa variabile, si cerca una via di riposizionamento del coniuge, in una collocazione che veda nel futuro alternative al passato che decresce e si estingue.
Finanziare o sostenere la costruzione di “nuove case” e diverse leve (competenze ed esperienze) richiede un maggiore sforzo e tempo che la società e il substrato di micro e medie aziende esistenti non può subire e sopportare.
E’ sicuramente piu’ redditizio e vicino nel tempo il contribuire a ristrutturare e rinnovare l’esistente, per non rischiare di rimanere con nulla di nuovo, con il rischio di aver azzerato il  consolidato di esperienze e strutture che oggi ancora vivono o spesso sopravvivono ridotto a tenue lumicino.

Uno o piu’ giovani partner adottati da un laboratorio artigiano di falegnameria o un’azienda di servizi, potrebbe con la loro visione, idea, entusiasmo, conoscenza dei nuovi strumenti e senza nuovi iniziali investimenti (o se utili a se stessi e al creare indotto, studiamo come sostenerli) realizzare nuove linee di prodotto (mobiletti per computer) aprendo nuovi canali di vendita ( e.commerce) , di certo trasferendo le conoscenze apprese ma mai messe in pratica, sfruttando la familiarità della competenza digitale di nascita, per promuovere con la visione non prevenuta del mercato o di un nuovo approccio metodologico, chi gia’ esiste. Potrebbero alternativamente, in aziende di servizi, identificare mercati o esigenze realizzando programmi per non vedenti, presentandolo alla prima convention Apple, per conquistare nuovi mercati (vedi Luca Ciaffoni o altri esperienze simili vedi Federico Feroldi) anche di esportazione di competenze (vedasi casi Funabol di Fabrizio Capobianco)  fermo restando la produzione e l’occupazione locale, per esportarne il risultato. Sicuramente analoghi casi si svilupperebbero nel mercato dei bulloni o del tondino, dei tessuti o della formazione.

Perché investire e concentrarsi solo nel nuovo, non curandosi dell’esistente, che tende ad essere asfittico o morire? Come rinnegare la saggezza ed esperienza del nonno o la comodità di vivere in una casa già attrezzata e servita?

E’ necessario cortocircuitare le aziende e le nuove leve in un solidale matrimonio d’innovazione multi settore, fruttifero per nuovi attori di domani e per i presenti in affanno.

Questo vuole essere un spunto, non un tiro a segno di obbiezioni e preconcetti da superare ( sperando che non si celino nella malevolenza da non tutelare interessi diversi), resto in attesa di ogni spunto, segnalazione, casistica su cui applicare la tesi d’adottare uno o più startupper in ogni azienda che ne comprenda la potenziale leva per la ripresa e l’occupazione, cosi da creare nuove aziende da azienda, che possa contribuire anche dove possa sembrare il tentativo di non sostenerne il valore.

 

La rivoluzione della stampa grazie alla terza dimensione

Bresciaoggi.it lunedì 21 maggio 2012
INTERNET Pagina 60

La rivoluzione della stampa grazie alla terza dimensione

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

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La rivoluzione della stampa grazie alla terza dimensione

Una macchina del teletrasporto a meno di duemila euro.
Permette di realizzare prototipi industriali a costi ridottissimi.
Lascia intravedere un futuro di arti e protesi di plastica costruite su misura in cantina, dove una volta i laboriosi valtriumplini posizionavano il tornio.

Molto spesso la fantascienza anticipa scenari che poi di colpo arrivano sul mercato.

È stato così per la musica, dalla metà degli anni Novanta tutti hanno potuto stamparsi in casa i propri cd. E ora un´altra rivoluzione ha iniziato a bussare alle nostre porte.

Le stampanti oggi non servono più solo a far uscire l´inchiostro su fogli di carta, ma piccoli strati di materiale che si somma strato dopo strato.

Sui computer che oggi usiamo per scrivere e navigare in internet, è quindi già possibile utilizzare programmi di progettazione di oggetti e collegarli a stampanti 3D che presto entreranno in tutte le aziende e poco dopo in tutte le case.

Avrà ancora un significato andare dal dentista, o basterà mettere la nostra bocca davanti alla videocamera del computer per vedere uscire una dentiera su misura pochi minuti dopo? E i pezzi di ricambio? Compreremo il progetto del parafanghi della nostra auto, ce lo stamperemo, senza costi di trasporto, senza attese, senza corrieri che arrivano sempre quando non siamo in casa.

Con la stampa 3D i prodotti sono davvero on-demand.

La tecnologia non permette ancora processi su scala industriale, per problemi di controllo di qualità e di sicurezza. Ma la stampa 3D viene già usata in industrie chiave, come la aerospaziale, o nell´edilizia fai da te, con le prime case costruite partendo dal compensato e addirittura i modelli scaricabili gratuitamente.

Oppure possiamo sempre mettere il cioccolato al posto della plastica, e la ricetta della torta a più strati ci farà fare un figurone alla prossima festa.

 

Dedicato alle mamme che nei loro piccoli bruchi sanno vedere le farfalle di domani

Oggi e la festa della mamma:

dedico questo filmato a tutte le mamme
che nei loro piccoli bruchi
sanno vedere le farfalle di domani

io lo dedico alla mia

dura 20 minuti ma ne vale davvero la pena.

Facebook: entra in Borsa una nazione popolatissima

Bresciaoggi.it – Lunedì 07 maggio 2012
INTERNET, pagina 8

articolo su bresciaoggi.it del lunedì 07 maggio 2012 sezione INTERNET, pagina 8
Facebook: entra in Borsa una nazione popolatissima

Facebook: entra in Borsa una nazione popolatissima

Raimondo Bruschi
www.servizi-internet.eu

Una delle nazioni più popolose del mondo, seppur virtuale, sta per arrivare in borsa e lo fa con cifre da capogiro.
Attorno alla metà di maggio, probabilmente il 18, il social network Facebook forte di 850 milioni di utenti (dichiarati) dovrebbe mettere all´asta 337,4 milioni di titoli, con un prezzo d´azione attorno ai 30 dollari (c´è chi si spinge a dire 35).
Un valore potenziale di 96 miliardi.

CHI VUOLE investire in borsa, dovrebbe oggi comprare un´azione di Facebook?

Si possono citare numerosi casi di investimenti nelle società tecnologiche che hanno portato rendimenti grandiosi.

Il Financial times lo scorso marzo ricordava che un lettore di musica digitale Ipod dell´azienda Apple costava 399 dollari. Gli stessi soldi, investiti in azioni della Apple, oggi sarebbero diventati 26mila. Ovviamente un investitore che sceglie il cavallo giusto, a posteriori ha sempre ragione.

Oggi la crisi economica è sotto gli occhi di tutti, il rischio di una nuova bolla speculativa sulle cosiddette Startup (nuove aziende, di solito nel settore tecnologico) è reale. In questo contesto sentire parlare della quotazione di Facebook, un´azienda che esiste “già” da otto anni, sembra quasi di sentire parlare di qualcosa di vecchio.

Le ere digitali sono momenti che fotografati nell´istante sbagliato offrono panorami completamente diversi. Gli anni ottanta sono stati dominati da Ibm, i novanta da Microsoft, l´inizio del millennio da Apple e Google per poi vedere queste due aziende competere nel fiorente mercato dei sistemi operativi mobili. MySpace ha inventato i social network, arrivando a essere comprato per 580 milioni nel 2005 e svenduto per 30 milioni pochi mesi fa.

Anche i dinosauri si sono estinti, e probabilmente nessuno l´avrebbe previsto.

 

Come si crea l´applicazione da un miliardo di dollari ?

Bresciaoggi.it lunedì 23 aprile 2012 INTERNET, pagina 60
Come si crea l´applicazione da un miliardo di dollari

Bresciaoggi.it lunedì 23 aprile 2012 INTERNET, pagina 60

Come si crea l´applicazione da un miliardo di dollari ?

Raimondo Bruschi
www.servizi-internet.eu

In un periodo di crisi realizzare e uscire dalla bufera è il sogno di molti. Non tutti però hanno fatturati stratosferici, un forte brand consolidato, competenze introvabili, presenza in un mercato di nicchia e per un prodotto unico!

Eppure le buone idee possono funzionare anche in settori, come la fotografia, dove falliscono i leader storici (Kodak) e il fotografo sotto casa piange i dolori delle macchine digitali che non fanno più vendere pellicole e stampe.

È SUCCESSO a una azienda con 12 dipendenti, 20 mesi sul mercato, 0 dollari di fatturato.
Accade quando l´idea alla base dell´azienda è sufficientemente buona da far innamorare una manciata d´investitori e, poco dopo, 30 milioni di utenti che vogliono fotografare ogni cosa.

Può essere questo tipo di innovazione la via d´uscita dalla crisi, prendere un prodotto vecchio come le fotografie per declinarlo in chiave sociale e digitale?

Instagram, il nome dell´azienda acquisita dal social network Facebook, è una semplice applicazione per cellulari. Creata in otto settimane, meno di un anno dopo era già utilizzata per condividere 150 milioni di fotografie, trasformate in opere d´arte con l´utilizzo di filtri grafici digitali semplici da usare. Il suo prezzo d´acquisto è un miliardo di dollari.

Una piccolissima applicazione come quella prodotta da Instagram ha generato decine di applicazioni (potenzialmente per altre decine di piccole aziende e esponenziali nuovi posti lavoro) che sfruttano le sue peculiarità, come l´italiana Followgram.
Proprio come l´indotto delle aziende dell´economia «reale», queste acquisizioni fanno sperare in fortune ai suoi ideatori e il miracolo di crescità e occupazione, a tutte queste piccole aziende o lavoratori, in cui possiamo riconoscere anche molti di noi.

 

Tra mito e realta’ – E’ nato un nuovo Eldorado ?

Bresciaoggi – lunedì 02 aprile 2012 – INTERNET – Pagina 20

Tra mito e realtà – È nato un nuovo Eldorado ?

Raimondo Bruschi
www.servizi-internet.eu

Bresciaoggi – lunedì 02 aprile 2012 – INTERNET – Pagina 20
Tra mito e realta’ – E’ nato un nuovo Eldorado

Startup è un termine recente che grazie a gruppi facebook, pubblicazioni, eventi, giornali è diventato sinonimo di un nuovo eldorado economico, oggetto delle ambizioni tra i giovani. Il neologismo da sempre, ma in forma nuova, risponde all´ambizione di costruire una nuova attività, che possa essere un´opportunità di guadagno. Usato a volte a sproposito, nell´accezione corretta sarebbe una idea fortemente innovativa di natura tecnologica, in grado di trovare un riscontro economico veloce e significativo, ma che richiede investimenti multipli (round) non alla portata personale che se realizzata porterebbe i suo ideatori (founder) ad una cessione a terzi (exit) in pochi anni milionaria.
Fino a qua nulla di strano: da sempre un invenzione geniale gode di fattori moltiplicatori, di diffusione e tale portata, da rendere ricchi gli ideatori ed i finanziatori. Sull´onda! di questa tendenza, si sono moltiplicati eventi ed aspettative dedicati alle startup.
Chi punta quindi sulle startup? Principalmente gli investitori che provano a compensare la perdite finanziarie, quindi i giovani ambiziosi che cercano di sfuggire al precariato, ma anche i governi alla ricerca di nuovi elementi di crescita.
In varie città (Venezia, Milano, Roma, Torino, Brescia e settimana scorsa a Trento) nel weekend si riuniscono moderni inventori tecnologici (in genere giovani) insieme ad imprenditori o investitori (mentor). I primi presentano idee che dal venerdi sera alla domenica pomeriggio vengono sviluppate con l´obiettivo di costruire una migliore esposizione del progetto ad una giuria che la domenica sera determina i tre preferiti che avranno il beneficio della ribalta, ma anche buoni contatti per un auspicato veloce decollo professionale ed aziendale.

 

Kony 2012 attendendo il 20 Aprile


Kony 2012 è il titolo di una campagna lanciata dall’organizzazione Invisible Children Inc., per ora incentrata sull’omonimo video, che mira a sostenere l’arresto di Joseph Kony, guerrigliero ugandese accusato di “crimini contro l’umanità” dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja.

Il video Kony 2012 che ha raggiunto 100 visite in soli 6 giorni, rappresenta un dramma che qualcuno testimonia e altri considerano una bufala per secondi scopi. Il suo autore viene arrestato ieri per atti osceni in luogo pubblico mentre ubriaco si masturbava per strada.

Ne parlano non con troppa enfasi Rufini di Repubblica, il Corriere della Sera o se si preferisce Linus sul suo Blog ponendo un obbiettivo sul contenuto del video che si misurerà’ il 20 Aprile 2012 (anniversario della nascita di Hitler)

Friend Feed social network degli opinionisti ? Ma tu di che social sei ?

Stavo valutando vari social network.
Pensando di censirli, come avevo contribuito in una tesi di cui ero relatore. Ma nel durante ….

Il proliferare di nuovi e l’inflazione di troll su alcuni di essi come Facebook o il parlare di tutto pari al cinguettare inutilmente di twitter, suggerirebbe di valutare ognuno di essi per l’utilita’ ed il fine di ogni mia presenza in essi.

Nel farlo mi sono accorto che i piu’ interessanti o a me piu’ utili, che contribuiscono a farmi crescere o a confrontarmi, siano i meno popolari.

Friend Feed per esempio, pur essendo molto elitario e poco incline ad accettare i nuovi partecipanti, e’ tra quelli dove trovo maggiori opinioni espresse a commento di un posting, riflessioni, note o evidenze di un fatto o qualsiasi altra cosa.

Qual’e la tua opinione in merito ?

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