Il sottile confine, tra pensare e realizzare un’azienda

Bresciaoggi.it, lunedì 22 ottobre 2012
INTERNET, pagina 60

Sistemi chiusi: problemi o risorse per le aziende?
copia pubblicata in sezione/articoli continuativi

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

L’Italia si sta riempiendo di giovani e meno giovani alle prese con la loro idea di impresa innovativa.

A Brescia una serie di soggetti diversi si stanno muovendo per dare spazio, respiro, visibilità e formazione a chi sta provando l’affascinante percorso di fondare la sua azienda. Le università sono piene di giovani che si presentano a eventi come Startup Weekend, con entusiasmo e voglia di fare. Negli eventi dedicati alle startup c’è sempre la distinzione basilare tra coloro che arrivano per presentare solo un’idea, e coloro invece che hanno già compiuto i primi passi, come la realizzazione di un prototipo nel caso di prodotti fisici o di una versione beta test nel caso di software/applicazioni per cellulari.

Il sottile confine, tra pensare e realizzare un´azienda
Exit o Impresa ?

Startup weekend è un evento di quelli dedicati esplicitamente a chi ha solo un’idea, solitamente innovativa; molto spesso nel settore internet o mobile anche se non è necessario. Chi presenta la sua idea è una persona che non deve per forza avere le competenze per realizzarla. Anzi, gli eventi per le Startup servono proprio per trovare «i pezzi mancanti» che abbiano le capacità che mancano al fondatore-ideatore.

A chi ha solo un’idea in testa, possiamo dare un consiglio di poche parole: «Brevettala!».

Per ottenerlo non occorre disporre di un prototipo, ma solo sapere come l’oggetto o il sistema deve essere realizzato ed essere in grado di descriverlo. Le caratteristiche devono essere novità e originalità, oltre alla possibilità di diventare un prodotto industriale (quindi non artigianale) e legale. La procedura burocratica potrebbe sembrare complessa, eppure è un’ottima strada per non solo per difendersi ma anche per guadagnare dalle proprie idee. Un brevetto può aiutare a sentirsi liberi di diffondere le proprie idee senza il timore di vederle scopiazzate senza avere alcun profitto.

La premessa di Startup weekend è quella di passare al gradino successivo: gli innovatori sono coloro che oltre ad avere buone idee, riescono anche a realizzarle. Chi non sa come realizzare la propria idea, ha bisogno di qualcuno che faccia parte della sua squadra, un socio nella sua nuova impresa. Spesso sono le persone di cui si circonda l’innovatore a rendere possibile la riuscita della propria Startup. Non basta una visione, serve il lavoro.
Andare a presentare le proprie a eventi per startupper serve proprio a trovare quegli elementi che ancora mancano. Si parte dall’idea, si costruisce la squadra, si comunica. In queste occasioni si dice chiaramente: «Voglio raggiungere questo obbiettivo, e per farlo ho bisogno di…». Al posto dei punti possono esserci competenze, oppure i soldi necessari per l’avvio. Oppure una struttura, un advisor, qualcuno di esperto che possa aiutare la Startup a diventare davvero un’azienda.

Non necessariamente ci si deve proporre a potenziali investitori che prendano una quota importante della società in cambio dei soldi necessari per l’avvio e pagare le prime spese. Una soluzione potrebbe essere quella di rivolgersi a un’azienda già esistente e iniziare una collaborazione. Il tasso mortalità delle nuove imprese, purtroppo, è altissimo. Gli errori sono comuni: inesperienza, lancio di un prodotto senza aver analizzato il mercato e i potenziali clienti, i primi soldi che se ne vanno per costituire la società e le questioni burocratiche amministrative, le banche che non concedono credito o lo fanno a tassi impossibili per una nuova impresa.

Le Startup nascono ma facilmente anche muoiono e quelle che arrivano agli onori della cronaca in positivo sono una minoranza. Appoggiarsi a un’impresa esistente, farsi “adottare” come abbiamo raccontato nel libro “adotta una Startup” disponibile gratis su internet, è una soluzione che cerca di aggirare gli ostacoli iniziali con l’aiuto di chi ce l’ha già fatta e ha molto da insegnare.

Startup, ecco la ricetta per creare nuove aziende

BresciaOggi.it, lunedì 24 settembre 2012
INTERNET, pagina 60

Startup, ecco la ricetta per creare nuove aziende

Raimondo Bruschi
servizi-internet.eu

Un gruppo di esperti è stato incaricato dal Governo di formare una Task force e ha lavorato tra la primavera e l´estate scorsa per cercare di capire come agevolare in Italia lo sviluppo e l´occupazione con nuove strade.

nuovo modello per le PMI
Un modello per la crescita nelle PMI

Una buona parte del lavoro, prezioso considerando che un anno fa il termine «StartUp» non era probabilmente mai stato pronunciato in Parlamento, è stato proprio definirle come: aziende detenute almeno al 51% da persone fisiche, con meno di 4 anni di vita, fatturato sotto ai 5 milioni di euro, non distribuiscono utili, si occupano dello sviluppo di prodotti o servizi innovativi, e si avvalgono di una contabilità trasparente.

Arriveranno anche innovazioni legislative che servono a far partire queste nuove aziende. In primis, una sburocratizzazione che permetterà la nascita di iSrl, ovvero società a responsabilità limitata innovative, che non avranno oneri per essere avvitate e gestite, nemmeno per essere iscritte al registro delle imprese.

Al di là dell´entusiasmo iniziale dovuto all´indubbio interesse mostrato attorno al tema da parte del Governo, anche se trascurato da buona parte della grande stampa nazionale, restano comunque un po´ di dubbi su come queste innovazioni verranno accolte nel mercato reale e concreto italiano. In primis, con che facilità avranno accesso al credito le Startup? Se il capitale sociale minimo sarà basso, come potranno il giorno due pagare commercialisti e affitto dei locali?

Sulle pagine di BresciaOggi si era già parlato di un´altra idea, un altro modello per lo sviluppo delle startup. Una soluzione poco costosa, descritta in un libro, breve e veloce, che si rivolge a imprenditori di generazioni differenti.

Ora si trova su http://adottaunastartup.com gratis, in cambio di un semplice «mi piace».

Digitalia, Brescia è pronta «Startup, momento decisivo»

di Giovanni Armanini su Bresciaoggi.it di domenica 02 settembre 2012 , pagina 12

In città sono attive tre società che a diverso titolo fungono da «incubatori» di nuove opportunità

Gafforini: «Segnali positivi» Bruschi: «Qualche dubbio sul capitale delle nuove srl» Dattoli: «Bene, è a costo zero»

L´agenda digitale si farà. In attesa di vedere nero su bianco le misure di Digitalia, pensate dal governo Monti in materia di incentivi alle nuove iniziative aziendali innovative, anche Brescia si interroga e sembra promuovere – non senza qualche riserva – le idee che il ministro Corrado Passera sta cercando di concretizzare attraverso la task force al lavoro in questi mesi.

IN CITTÀ operano – con diversi modelli di business e a diverso titolo – tre realtà che fanno sostanzialmente da «incubatori» di nuove iniziative aziendali. Sono:

Talent Garden di Davide Dattoli, che parte dall´idea del coworking per creare sinergie operative e ospitare nuove idee
Officina Strategia, che opera nel mondo della consulenza aziendale e fa riferimento a Marco Gafforini per quanto riguarda le nuove idee imprenditoriali
Servizi internet, guidata da Raimondo Bruschi, che ha già all´attivo grazie ad una esperienza più che decennale una decina di brand attivi su internet e già in grado di creare lavoro e reddito nel tempo.

Intorno a loro si muove il web bresciano e non solo

Decreto per la ripresa
Brescia è pronta

Sabato saranno sintonizzati certamente con San Stino di Livenza dove H-Farm, una delle realtà più vicine alla task force di Passera, presenterà ufficialmente alle 17.30 in piazza Goldoni quelli che saranno i contenuti del decreto.

PROPRIO I PASSI OPERATIVI sono l´aspetto che più interessa a Dattoli. «L´agenda è ferma, si sta muovendo Passera, ma aspetto l´operatività per dare giudizi» spiega, pur anticipando un giudizio complessivamente positivo: «Mi piace il fatto che ci sia un impegno a costo zero che tuttavia può generare valore, questo almeno da quanto è emerso fin qui».

ALCUNI PASSAGGI SPECIFICI convincono particolarmente Gafforini – alle prese in questi giorni con una nuova iniziativa nel mondo del wedding, dopo essersi interessato di organizzazione familiare e audioguide turistiche – in particolare: «Le misure relative ai contratti di lavoro, alla possibilità di usare equity per pagare chi collabora con la startup ed alle agevolazioni fiscali per chi investe.
L´importante poi sarà che l´applicazione di queste novità non sia appesantita da incombenze burocratiche tali da far desistere lo startupper, che dovrebbe concentrare i suoi sforzi nella creazione di un qualcosa di nuovo e rivoluzionario piuttosto che su pratiche burocratiche».
Ovviamente anche Gafforini lascia il giudizio sospeso fino alla parte esecutiva, anche se chiama tutti a raccolta evidenziando: « Ciò che manca e non può essere fatto per decreto è la creazione di quell´ecosistema virtuoso che riunisce startupper, università (non quelle imbalsamate che abbiamo, ma centri di ricerca in cui i professori sono i primi fautori dell´innovazione e favoriscono i contatti col mondo esterno) e investitori».

PARTE INVECE da un dato che non lo convince Bruschi, secondo cui: «La possibilità di aprire srl con un euro è una illusione, perchè si trascura il fatto che il capitale in una impresa è sempre assai importante». Per lui il valore è soprattutto in altri passaggi: «Mi interessano ad esempio le esenzioni Irap che rappresentano incentivi concreti e misurabili, ma per il resto non si può dire che ci siano passaggi negativi: il problema sarà quello di valutare le applicazioni».
In tema di posta certificata (il governo pensa ad un domicilio digitale obbligatorio per tutti i cittadini) ad esempio la sua società ha un sito attivo da tempo (guidapec.it) che spiega come creare e usare la posta certificata.
E lui stesso aveva contribuito all´elaborazione suggerendo una sorta di tutoring: aziende tradizionali sgravate di costi fiscali in cambio di ospitalità a nuovi creativi con una idea da realizzare. «Sarebbe un beneficio per tutti – conclude Bruschi – capace anche di fermare il problema giovanile della fuga di cervelli, mantenendo i migliori per rinnovare l´impresa italiana». 

 

Aziende da azienda, imprenditore adotta startupper

Incontro di giovani Startupper
Incontro di giovani Startupper

Le startup e la crisi potrebbero convogliare ad un matrimonio d’interesse. Tel Aviv, che è più vicina e simile all’Europa rispetto alla Silicon Valley, lo ha dimostrato. Anche solo partendo dall’orgoglio nazionalistico e da un immagine da Pizza e Mandolino come immagine diffusa nel mondo: si può fare.

In questo momento il Paese è pieno di giovani diplomati o neolaureati ricchi di spirito imprenditoriale e di voglia di dimostrare con impegno il valore delle loro idee e del loro poter lavorare. Una generazione con le tasche vuote alla ricerca di facili fortune, come poter esportare o trasferirsi all’estero, simbolo della fuga di cervelli altrimenti destinati a essere materia di contratti strumentalmente sottopagati e temporanei.

Il rischio e’ che si riveli l’ennesimo caso della star momentanea del Grande Fratello, sfruttata per la sua bellezza a suon di popolarità e facili guadagni, che presto sfruttata si sgonfia per tornare a essere un signor nessuno deluso e maggiormente affranto.

Frequentando,  come il sottoscritto, ogni incontro a tema di Startup e Innovazione ci si rende conto di come gira il sistema, come anche si notano facilmente alcune peculiarità e presunzioni di alcuni interventi (che esulano da queste note).

Di cosa c’è bisogno di fronte a queste proposte d’innovazione? É necessario canalizzare gli incentivi e condirli con adeguati suggerimenti normativi, che possono favorire la crescita e lo spazio di nuove aziende. Queste non devono nascere solo come nuove realtà avulse o troppo sognatrici, ma avere la forza di farlo radicandosi nel territorio, ponendo un alternativa alla fuga di cervelli e la ripresa dal basso verso l’alto.

Da una parte c’è l’esperienza, la necessità d’innovarsi, di trovare nuovi sbocchi, di ristrutturare e ringiovanire, di molte delle aziende esistenti. Queste devono poter diventare incubatori (o chiocce) di nuove aziende, il cui motore sia uno o più startupper, per realizzare una ripresa produttiva e crescita anche nel breve. Nel mutuo bisogno e simbiosi tra i due (e piu’ soggetti attori) si nasconde un possibile successo, che tornerebbe utile a tutti tradotto in occupazione e crescita della ripresa.

Trasformare le vecchie aziende in luoghi dove far nascere le nuove permetterebbe di trovare soluzioni ai problemi  determinati dalla crisi (di cui l’innovazione sembra l’unica strada ad aver dato risultati) e risposte  allo sforzo di problematiche emergenti ed evidenti del supportare il mondo delle startup o di giovani intraprendenti senza alcuna esperienza di gestione.

Sicuramente è necessario disegnare un giusto ruolo e inquadramento ad ogni attore, in salsa di opportunita’ vincolanti ma stimolanti: imprenditori e Venture Capital/Business Angel, occupati e disoccupati o cassaintegrati da riattivare, startupper e idee innovative, enti bancari e servizi accessori o indotti.

Ci si riferisce ad un processo di “riconversione per innovazione indotta”, un percorso che in passato ha già dato buoni frutti sotto forma d’investimenti produttivi di macchinari o strutturali e di riqualificazione formativa, da sviluppare in chiave attualizzata e contestualizzata.

L’imprenditore non deve essere per forza illuminato, non è un fatto di cultura l’ostacolo in questo caso, superabile se stimolato o rispondendo concretamente all’esigenza di proteggere la propria creatura, suggerendo strumenti e misure per virare in una nuova direzione, quella della ripresa. Anche il più vecchio e conservatore imprenditore o il più riluttante giovane startupper, capirebbero subito il vantaggio reciproco di questa nuova strada da percorrere insieme. La crisi o la necessità di far continuare a vivere o crescere le proprie idee ed aziende è motivo o presupposto della speranza d’interesse,  leva motivazionale verso nuove mete.

La scuola bottega artigiana in nuova veste, per molti versi ne è una consolidata traccia storica o modello, la cui variante deve essere quella del creare un giovane imprenditore socio o amministratore della nuova azienda a fianco del mentore che lo adotta, non le formule fino ad oggi viste e vissute o sfruttate.

Non occorrono nuove forme contrattuali e civilistiche, ne esistono gia’ che rispondono in modo soddisfacente con precisi istituti a queste forme di progetto o dal punto di vista dello startupper che consentono di evitare il ricorrere a nuove società e forme societarie o al costituirsi di società estere in paesi meno burocratici o di più facili vincoli normativi, per ospitare iniziali nuovi brand o attività che le supportino, nell’avventurarsi verso nuove innovative mete reciprocamente gratificanti. Non occorre distrarre l’ordinaria gestione di un azienda esistente, viceversa l’ospitante ne potrebbe anche trovare evoluzione e crescita, quale sbocco alternativo al proprio obsoleto o incerto futuro.

Il Venture Capital o Business Angel o agenzie nelle pratiche di Finanza Agevolata se non strutture indirettamente Bancarie, che nell’accezione popolare oggi sembrano muoversi come un moderni speculatori o opportunisti finanziari, potrebbero trovare un naturale e propositivo ruolo quale tramite finanziario (in autonomia propria o per l’accesso al credito) nella gestione nella figura d’advisor o curatore delle nuove relazioni, visioni, paradigmi, norme in sorta di coach operativo o mentore, dell’adozione startupper/impresa, che porterebbe beneficio e ruolo anche a nuovi attori.

Si potrebbe azzardare che ne possano beneficiare risorse umane già disponibili o posteggiate, quali le masse disoccupate e dissuase al lavorare, in una chiave di riqualificazione professionale, affiancabili ai lavoratori occupati dell’azienda ospitante, che ne sarebbero anch’essi fiduciati in una prospettiva alternativa. Specialmente nel caso di quelle predestinate a spegnersi, costituendo la fonte di erogazione immediata di un’organizzazione strutturale, che la nuova azienda diversamente dovrebbe creare e sostenere. La sotto utilizzazione strutturale da contrazione di mercato ne è la naturale certa disponibilità e la motivazione di vedersi collocati in nuove prospettive.

Non servono soldi di stato, solo supporto e inviti o guide ed indicazioni normative, che evitino il ripetersi di erogazioni di finanza agevolata strumentale ad altro, per il tramite di soggetti diversamente interessati. Mentre defiscalizzazioni specifiche, che si rapportino ai soli nuovi ricavi o favoriscano nuovi asset all’interno delle azienda ospitante o newco, non sottrarrebbero l’ordinario gettito fiscale e ne sarebbero lo stimolo evidente.

In una buona famiglia quando il lavoro o la prospettiva di un componente diventa una nebulosa variabile, si cerca una via di riposizionamento del coniuge, in una collocazione che veda nel futuro alternative al passato che decresce e si estingue.
Finanziare o sostenere la costruzione di “nuove case” e diverse leve (competenze ed esperienze) richiede un maggiore sforzo e tempo che la società e il substrato di micro e medie aziende esistenti non può subire e sopportare.
E’ sicuramente piu’ redditizio e vicino nel tempo il contribuire a ristrutturare e rinnovare l’esistente, per non rischiare di rimanere con nulla di nuovo, con il rischio di aver azzerato il  consolidato di esperienze e strutture che oggi ancora vivono o spesso sopravvivono ridotto a tenue lumicino.

Uno o piu’ giovani partner adottati da un laboratorio artigiano di falegnameria o un’azienda di servizi, potrebbe con la loro visione, idea, entusiasmo, conoscenza dei nuovi strumenti e senza nuovi iniziali investimenti (o se utili a se stessi e al creare indotto, studiamo come sostenerli) realizzare nuove linee di prodotto (mobiletti per computer) aprendo nuovi canali di vendita ( e.commerce) , di certo trasferendo le conoscenze apprese ma mai messe in pratica, sfruttando la familiarità della competenza digitale di nascita, per promuovere con la visione non prevenuta del mercato o di un nuovo approccio metodologico, chi gia’ esiste. Potrebbero alternativamente, in aziende di servizi, identificare mercati o esigenze realizzando programmi per non vedenti, presentandolo alla prima convention Apple, per conquistare nuovi mercati (vedi Luca Ciaffoni o altri esperienze simili vedi Federico Feroldi) anche di esportazione di competenze (vedasi casi Funabol di Fabrizio Capobianco)  fermo restando la produzione e l’occupazione locale, per esportarne il risultato. Sicuramente analoghi casi si svilupperebbero nel mercato dei bulloni o del tondino, dei tessuti o della formazione.

Perché investire e concentrarsi solo nel nuovo, non curandosi dell’esistente, che tende ad essere asfittico o morire? Come rinnegare la saggezza ed esperienza del nonno o la comodità di vivere in una casa già attrezzata e servita?

E’ necessario cortocircuitare le aziende e le nuove leve in un solidale matrimonio d’innovazione multi settore, fruttifero per nuovi attori di domani e per i presenti in affanno.

Questo vuole essere un spunto, non un tiro a segno di obbiezioni e preconcetti da superare ( sperando che non si celino nella malevolenza da non tutelare interessi diversi), resto in attesa di ogni spunto, segnalazione, casistica su cui applicare la tesi d’adottare uno o più startupper in ogni azienda che ne comprenda la potenziale leva per la ripresa e l’occupazione, cosi da creare nuove aziende da azienda, che possa contribuire anche dove possa sembrare il tentativo di non sostenerne il valore.